Di Francesca Fiorentino
Consumare riso integrale è una delle abitudini migliori che si possano avere. Lo conferma uno studio recente pubblicato sul British Medical Journal e preparato da alcuni ricercatori della Harvard School of Public Health di Boston. Gli studiosi americani hanno esaminato i dati emersi da ben quattro ricerche effettuate su 350 mila persone provenienti da Cina, Giappone, USA e Australia, monitorate per circa 22 anni.
Secondo quanto emerso dalle analisi, l’assunzione di riso bianco è stata associata al rischio di diabete di tipo 2 nella popolazione asiatica, con un incremento del 10% per ogni porzione mangiata. Evidentemente, a differenza di quello integrale, che oltretutto possiede maggiori quantità di fibra solubile e magnesio, il riso bianco ha effetti notevoli sull’indice glicemico.
Le molteplici qualità del riso integrale sono presenti anche in quello parboiled, poiché il trattamento termico a cui viene sottoposto fa penetrare all’interno del chicco i minerali e le vitamine contenute negli involucri più esterni. Non tutto il riso bianco, però, ha le stesse caratteristiche; i nostri Carnaroli e Vialone nano, fiore all’occhiello della produzione italiana, hanno un indice glicemico più basso rispetto a Roma o Arborio.
Sarebbe buona norma quindi consumare regolarmente cibi integrali e ricchi di fibre come legumi o verdura, utili anche per mitigare l’impatto sull’indice glicemico dei carboidrati contenuti in alimenti come pane e patate.