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Minicorso per studenti disorientati

Definire il termine "motivazione" non é facile, anche perché le forze motivazionali che agiscono su di noi sono varie e contrastanti. Alla base di queste forze ci sono diversi tipi di bisogni, che sono stati analizzati dallo studioso statunitense Abraham Maslow, il quale ha creato anche una scala di prioritá dei bisogni.

  1. Bisogni fisici primari (mangiare, bere , dormire)

  2. Bisogni di sicurezza

  3. Bisogni sociali

  4. Bisogni di stima

  5. Bisogni di autorealizzazione

L'attivitá di studio in genere é difficile quando ci troviamo alle prese con bisogni di tipo 1 e 2. Inoltre, la scuola cosi com'é concepita tende a motivarci allo studio con la paura  di non superare un esame, piuttosto che con il piacere di superarlo.

Inoltre, spesso l'indirizzo di studio, specialmente a livello universitario, viene scelto per le motivazioni piú svariate, soprattutto a livello universitario. E l'entusiasmo che abbiamo per una materia a 18 anni puó essere letteralmente svanito a 22. E' utile quindi ripensare spesso alla motivazioni che ci hanno spinto ad iscriverci proprio a quel corso. Se queste motivazioni non ci sono piú, dovremmo essere abbastanza realisti da poter modificare i nostri obiettivi senza sentirci delle nullitá.

D'altro canto sono poche le persone che riescono  a lavorare per anni senza ricevere ogni tanto una gratificazione per il loro impegno quotidiano. 

Una buona tecnica sarebbe quella di superare tanti piccoli esami. Cioé suddividere il grosso scoglio in scoglietti piú piccoli. Non sempre questo é possibile. Allora puó essere utile saper dominare l'ansia che si prova al pensiero di un esame, lavorando sui vari apetti dell'ansia. 

Innanzitutto, bisogna considerare che un lieve stato di ansia non solo non è dannoso ma anzi è utile: Inoltre, non è tanto importante evitare gli insuccessi quanto sviluppare delle reazioni di fronte ad essi, modificando il nostro metodo. Potrebbe essere utile considerare lo studio come uno sviluppo continuo delle nostre capacità. In questo modo potremmo arrivare a "farci piacere" anche le materie  che ci "piacciono meno".

Se poi proprio ci rendiamo conto di aver sbagliato corso di studi, vale lo stesso discorso. Occorre far tesoro di questa esperienza, cercando di organizzarla al meglio.

Una buona tecnica sarebbe quella di fissare una scadenza, anche se non c'e', invece di studiare e poi iscriversi al primo appello. Cosi' infatti creiamo quel leggero stato di ansia di cui dicevamo poc'anzi, e che ci ha consentito di rendere di piu' rispetto alla media. Attenzione pero' a non superare la soglia oltre la quale l'impegno si trasforma in angoscia. E' anche opportuno non dimenticare la vita al di fuori dello studio.

E qui veniamo al concetto di autocontrollo. Vale a dire, la capacita' di porsi autonomamente degli obiettivi. Invece di perdere tempo a dannarsi l'anima per la nostra reale o presunta incapacita' di organizzarci, cominciamo ad auto-osservarci. Potremmo così arrivare a capire, per esempio, quando rendiamo meglio, e quali sono le abitudini che ci fanno perdere tempo.

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