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Scrittura: un minestrone bello accagliato
di David Di Luca 
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Di solito scrivo per mio piacere personale, e se si pensa che imbratto carte praticamente da sempre, è da relativamente poco tempo che rendo note al pubblico le mie cose. Devo ammettere che non mi sono mai preoccupato granchè del fatto che potessero piacere o meno a chi eventualmente le avesse lette. Per cui spesso mi lascio andare al flusso incontrollato della penna. Questo succede in particolare quando vengo colto dalla sindrome della pagina bianca .

Tuttavia, anche se principalmente scrivo per fatti miei, ciò non toglie che mi faccia piacere quando un racconto o un articolo riescono particolarmente bene. Il che per me significa che non si “perdono in chiacchiere”. Alla base ci deve essere un’idea solida, attorno alla quale si raccoglie tutto il testo. Il romanzo, l’articolo, ma penso anche il quadro, la poesia, il film.

Abituato come sono a pensare per metafore, mi sorge spontanea quella del minestrone di verdure. Non so come piaccia a voi, ma per me è più buono ristretto e saporito.

Quindi, quando noto che scrivendo parto (un po’ troppo) per la tangente, mi chiedo: come racconterei questa cosa in dieci righe?  Ed ecco che, la maggior parte delle volte, mi balza incontro il nocciolo della questione. Inutile dirlo, quando mi succede questo, lo stimolo a produrre qualcosa di buono è notevole.

 

 

 

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