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Quando scrivo questo articoletto è
l'Epifania, che come afferma il detto tutte le feste se le porta via. In
realtà, le feste di questo 2006-2007 non è che si siano “sentite” più di
tanto. Pure a Capodanno, almeno qui a Livorno, ci sono stati tre botti e
mezzo. Sul giornale locale uno scrittore satirico ha scherzosamente
sottolineato che ci sono stati più feriti sulle piste di pattinaggio sul
ghiaccio che a causa dei fuochi pirotecnici. Mia madre ha già tolto dalla
scrivania albero e capannuccia.
Secondo me, questo è un peccato. Perchè la festa, le feste in genere, è
qualcosa di “magico”, che serve in un certo qual modo a dare il senso
dell'abbondanza, a rinnovare dentro di noi le forze per realizzare ciò che
vogliamo. Alla fin della fiera, credo che sia questo il vero dono che ci
viene portato da Babbo Natale, dai Re Magi o da chi volete voi. Invece si
tende a tralasciare questo piccolo rito “Perchè tanto cosa vuoi che ci sia
da festeggiare. Quest'anno è andata così male...” Cazzarola! Ma è proprio
per quello che bisogna festeggiare!
Il tappo di spumante che salta rappresenta l'aprirsi non solo delle
bottiglia ma di nuove, infinite possibilità. I fuochi artificiali
scacciano gli spiriti cattivi, non tanto quelli che potrebbero insidiare
l'anno nuovo, ma semmai quelli che ci hanno avvelenato l'anno vecchio.
L'albero, infine, è l'uomo che guarda verso il cielo, e nel farlo si eleva
sulle rotture di scatole quotidiane per concentrarsi su ciò che di più
bello e costruttivo c'è nella vita.
Più di qualcuno mi dice: “ma devo divertirmi per forza?” In effetti,
secondo me non si tratta di una forzatura. Piuttosto è un farsi
contagiare, un buttare via l'abito nero che ci ha appesantito finora,
mettendo in moto le nostre migliori risorse. Aprirsi alla gioia, alla
speranza e al calore umano.
Qualcun altro potrà dire: “ma tanto non cambia nulla.” Secondo me invece
qualcosa che cambia c'è : siamo noi. Del resto, c'è stato chi ha detto che
per cambiare il mondo dobbiamo innanzitutto cambiare noi stessi.
E pensare che molti ritengono il Natale la festa del consumismo.
Gernnaio 2007
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