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Il denaro è una forma di energia
di David Di Luca 
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Mi affascina la matematica. Non ci capisco nulla, in realtà. Ai tempi in cui mi piccavo di laurearmi in economia, ho ripetuto lo scritto qualcosa come quattordici volte, senza riuscire mai a superarlo. Ciononostante, la materia continua ad affascinarmi.

Probabilmente questa novità mi diede un po’ alla testa. Cominiciai a spendere e spandere, soprattutto in fumetti e cibarie. Prima che me ne rendessi conto, ero incappato in una situazione poco piacevole che pare coinvolgesse (coinvolga?) un po’ tutti coloro che sono liberi professionisti. Vale a dire, mi spendevo anche quei soldi che mi venivano sì versati, ma che avrei poi dovuto versare al fisco.

Naturalmente, veniva poi il momento in cui il commercialista mi chiedeva somme di denaro che non avevo. No problem: c’erano i miei genitori, noh? E infatti fino ad un certo punto provvidero loro, almeno fino a quando mia madre non si ruppe le scatole, e mi “commissariò”, sequestrandomi il libretto di risparmio. Ero sotto di svariati milioni, e la cosa stava incidendo sul bilancio familiare.

Col senno di poi, questo commissariamento fu una delle cose migliori che mi potesse capitare. Ma si può ben comprendere che all’epoca mi gettò nel panico. A tutti gli effetti, si trattò di una crisi di astinenza. Niente più panini, niente più fumetti. Cosa mi rimaneva ormai nella vita? Inutile dire che in famiglia ci furono un po’ di screzi su questo.

Tuttavia, tra una litigata e l’altra, dopo un po’ cominciai a rendermi conto che in effetti la situazione era meno disperata di quanto potesse sembrare a prima vista. Innanzitutto, notai che riuscivo a pagare le tasse senza chiedere più nulla in casa. Il che era logico, dal momento che i soldi dell’Iva venivano accantonati come Dio comanda fin da principio. Non era molto consolante, ma almeno il baratro non diventava più profondo. 

Lasciatemi ribadire questo concetto: Il baratro aveva smesso di diventare più profondo.  

 

 

 

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