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Alla rovèkia 

 

 


Era tutta colpa di quella stramaledettissima calcolatrice. Cioè, stramaledettissima in quanto... che doveva fare, pure lei? Aveva funzionato benissimo per la bellezza di quindici anni. Una vita, notoriamente, molto più lunga rispetto a tante sue simili. Poi evidentemente anche per lei era arrivato il momento di riposare.

Con tutto ciò, la sua defezione aveva indubbiamente rappresentato la goccia per cui il vaso traboccò. Pum! Era saltato il tappo.

Di lì, poi, volendo, si poteva risalire più indietro, tipo I salmoni con la corrente dei fiumi. Per esempio, Ignaki era finito in galera, laggiù negli Stati Uniti, coinvolto in una rissa o sparatoria e magari anche qualche traffico di droga. Insomma, dove aveva sbagliato come padre? Aveva cercato di insegnargli cosa fosse la disciplina, lo aveva mandato a studiare nei migliori college. E questo, diciott'anni e un giorno, lo aveva mandato affanculo. Sarebbe stato il meno: aveva preso il primo aereo per andarsene dall'altra parte dell'oceano a fare, diceva lui, il musicista di strada. Bella musica che aveva suonato!

Davvero non lo capiva. Eppure, quante volte aveva cercato di entrargli nella testa. Quanto a lui, simili levate d'ingegno non era mai stato capace neppure di concepirle. Era cresciuto sulle montagne. Suo padre non aveva altro pensiero che pecore formaggi latte transumanze. Per il resto, poche parole, ma si esprimeva benissimo a cinghiate. A una dracma a colpo, l'avrebbe reso milionario ben prima della maggiore età. 

Eppoi, eppoi c'era sua moglie. Hanno ragione quelli che ti dicono di non sposarti. O meglio, non sarebbe una cattiva idea, se si trattasse di trovare una persona con cui condividere i sogni oltre che il letto. Invece, per quanto ne sapeva lui, finiva di regola che diventava una rottura di scatole in più. La casa, anzichè un rifugio dopo le giornate pesanti, ne diventava un prolungamento. All'ingegnere dentro di lui sarebbe piaciuto molto capire il meccanismo. Probabilmente c'entrava il fatto che di una persona ci facciamo un'idea nostra, che raramente corrisponde alla realtà. Poi, un conto è da fidanzati, ci si vede ogni tot e ognuno cerca di presentarsi al meglio. Una volta sposati, si passa molto tempo insieme, diventa più difficile controllarsi, e vengono a galla le magagne.

E fosse stato solo quello. Da qualche tempo a quella parte, la sua signora aveva anche cominciato a dare segni di squilibrio mentale. All'inizio appariva semplicemente un po' più nervosa del solito. Poi, era passata ad un costante stato di irascibilità. Infine, non c'era stata altra scelta che rinchiuderla, tipo i matti delle barzellette: camicia abbottonata perdidietro, in una stanza con le pareti imbottite.

Il che, sempre ragionando da ingegnere, era piuttosto strano. Lavorando duramente assai, l'aveva resa signora e padrona di una bellissima casa, con dei meravigliosi mobili, una magnifica piscina. Lo shopping per lei non era una problema con la carta platinum. Insomma, c'erano tutte le premesse per una felicità duratura e senza limiti. Invece niente, aveva deciso di impazzire. Davvero non se ne capacitava.

Infine, c'era che lo prendevano in giro perchè, straniero, non conosceva bene la lingua. Su un report, gli era scappato di scrivere, tipo, “la pompa gira alla rovèkia”. Era diventata la barzelletta dello stabilimento. Nessuno si sarebbe mai permesso davanti a lui – il capo impianto! - ma sapeva bene che operai impiegati e perfino dirigenti ogni tanto mettevano in scena un gustoso siparietto. Uno salutava l'altro chiedendo come andava, e questi rispondeva:

“Eh, come vuoi che vada... alla rovèkia.”

Menò un cazzottone sul tavolo. Forse, un inconscio test di resistenza all'urto del materiale legnoso. Cazzo, si era dato così tanto da fare... e non solo non era arrivato da nessuna parte. Magari. Era proprio finito nel più sbagliato dei posti. Eppure, sapeva far funzionare i meccanismi. Avrebbe trovato una soluzione, ci fosse voluta una vita intera. 

 

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