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Prima di dormire 

 

 


“Oh, ma allora sei veramente un coglione.”

     Me lo ritrovai davanti così, come da vivo. Come capita nei sogni, uno non si ricorda di sognare, quindi penso: porca miseria, adesso sono pure diventato un medium. Cosa che per un individuo con i piedi per terra come sono io rappresentava una iattura non indifferente. Però, mi faceva piacere rivederlo, sapere che aveva ancora una qualche forma. L'ultima immagine che avevo di lui era la sua faccia ricoperta di cera. Pareva una di quelle bambole, sapete, che se le sdrai chiudono gli occhi. Diciamocelo: in fondo non ci avevo mai creduto davvero che se ne fosse andato del tutto.

     “E perchè sarei un coglione, scusa?”

      “Ma perchè sono mesi che ti angosci perchè non possiamo più andare a bere il ponce insieme. E cosa vuol dire? Cazzo, ma non l'hai ancora capito?”

     In quel momento, la mia espressione doveva essere alquanto idiota. Ma del resto, cosa avrei dovuto capire mai?

     “Il fatto stesso che ora mi vedi ti dovrebbe dire qualcosa. Alla fine, non siamo così separati come pensi. Se ti ricordi di me, vuol dire che per certi versi sono ancora in giro. Nella tua testa, come in quella di tanti altri che mi hanno conosciuto. E da vivo, in definitiva, cosa facevo? E tu, cosa fai? Rimbalziamo nella testa degli altri, ecco cosa.”

     Mi ci sarebbe voluto un po' per capire bene almeno la lettera del concetto. Stavo giusto per chiedere delucidazioni quando già in strada esplose il rombo del camion della monnezza. Le cinque. Un'ora prima che suonasse la sveglia. Dopodichè, il milione di affari da sbrigare prima di dormire, e magari saperne qualcosa di più.

 

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