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Montezuma  


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Davvero, non lo riconosco più. Se avete presente una persona buona, sapete cosa voglio dire. Un tipo paziente, tranquillo, che realmente si fa in quattro per il suo prossimo. Se c'era da chiedere un consiglio, una visione equilibrata su qualsiasi questione, potevate tranquillamente chiedere il suo parere.Eravate sicuri di sentire parole che vi avrebbero, se non illuminato, certamente chiarito le idee.

Poi, siamo partiti per il Moribundi. Dovevamo visitare un villaggio dove la nostra organizzazione aveva scavato un pozzo che avrebbe portato l'acqua a una popolazione che fino ad allora l'aveva vista soltanto in fotografia. 

Furono momenti sublimi. Non si può descrivere come ci si sente quando si contribuisce a migliorare la vita delle persone. La gratitudine, specie dei bambini, è qualcosa che ti trapassa l'anima da parte a parte.

Eravamo insomma sull'orlo della beatitudine quando, semplicemente, accadde. Non ho idea del perchè. Giuro, avevamo fatto tutti i vaccini possibili e immaginabili. Eppure. dopo circa una settimana, il mio carissimo amico si svegliò madido di sudore, con la febbre altissima e sopratutto con una diarrea da paura. Gli chiesi più volte se aveva mangiato qualcosa di non bollito, ma la risposta era sempre no. Tuttavia. 

Nei giorni successivi, le sue condizioni andarono peggiorando sensibilmente. Fu chiaro che non potevamo pensare di curarlo sul posto. Con un elicottero venne trasportato fino alla capitale, e di lì nel nostro paese.

Avevamo preventivato di rimanere al villaggio per diversi mesi. Dopo aver valutato la situazione con lo staff, decisi che era meglio proseguire la missione. Viste le difficoltà con i mezzi di comunicazione, da quel momento del mio amico seppi poco o nulla. Avevamo solo i satellitari, pure quelli a singhiozzo. Finchè non fossi tornato a casa, potevo solo pregare per lui. 

In realtà quei mesi passarono velocissimi, come spesso accade quando fai qualcosa che ti da soddisfazione. Così, eccomi sull'aereo che mi riporta in patria, e ben presto mi ritrovo nella sede della nostra associazione. Solito clima festoso e fervore di attività. Insomma, tutto come sempre.Eppure ho la pelle d'oca, una sensazione di freddo. 

Decido di non farci caso più di tanto, e vado subito a trovare il nostro presidente. Qui il disagio si fa se possibile ancora più forte. Voglio dire, lui è entusiasta come suo solito, eppure di quando in quando gli passa un'ombra sul volto. Comincio a raccontargli di quello che abbiamo combinato nel Moribundi, e a un certo punto la domanda è inevitabile: che ne è stato del mio carissimo amico?

"Già, tu non potevi sapere. Ha lasciato l'organizzazione."

"Lui? Incredibile. E che fa adesso?"

Il presidente guardò un attimo per terra, ed evidentemente è proprio lì che trovò le parole. Ci mette un po', prende tempo con un sospiro, ma infine le trova.

"E' diventato capo del personale della..."

E citò una multinazionale nota per sfruttare gli stessi bambini a cui avevamo testè portato l'acqua grazie al nostro pozzo. 

Confesso che rimango basito. "E fosse tutto qui", aggiunge il presidente. Si nasconde la faccia tra le mani. Non glielo avevo mai visto fare prima.

"Che altro c'è?"

"Appena arrivato, ha firmato seicento lettere di licenziamento."



Esco dalla sede in stato di totale sbalordimento. E' il mondo alla rovescia, cazzo. Niente si tiene più. Crollata questa, quali certezze mi rimangono? No, non ci sono santi, devo sapere. Agguanto il cellulare, ma il numero è inesistente. Bè, dovevo immaginarlo. Dopo un voltafaccia del genere, è naturale che uno si lasci alla spalle la sua vita precedente. 

Stavo quasi per lasciar perdere, quando la sera mi capita di aprire Facebook e noto che il mio forse ex-amico sta ancora lì tra i contatti. Ci penso soltanto cinque minuti, poi comincio a pestare sulla tastiera, tiro fuori tutte le emozioni che mi si erano aggrovigliate nello stomaco. Escono senza la minima censura, compreso qualche termine che in altre situazioni non avrei adoperato. Tanto. mi dico, non leggerà, nè risponderà mai, quindi vale la pena di sfogarsi. Invece. 

Passarono un paio di giorni. Ormai non ci pensavo neanche più, quando un'email mi avvisa che c'è una riposta. Vabbè, mi insulterà a sua volta, o magari minaccia di denunciarmi. Insomma, una perdita di tempo. Intanto però sono già lì che leggo.



Non so darti torto. Perlomeno, dal tuo punto di vista. Ma il mondo gira, bello mio, e si cambia. Tu non hai idea di quello che ho passato. Io con il dolore che mi tormentava, e i medici che non sapevano che pesci pigliare. Facciamo questo, facciamo quello, e io lì a tenermi la pancia, a non dormire mai, alimentato con le flebo. In un paio di mesi avevo perso quaranta chili. 


Un bel giorno, infine, mi dicono che per quanto li riguarda sono spacciato. In che senso, scusi, non sapete nemmeno che diamine ho. Il medico allarga le braccia, pare cristo in croce, e anche la faccia è quella. Abbiamo tentato il possibile, mi dispiace.

Mi dispiace!? Ma che cazzo vuol dire mi dispiace? No bello, non dispiace a te. Sono io dispiaciuto, dispiaciutissimo. Ma come! Ho trentadue anni, è una vita che mi dedico al prossimo, e il totale della somma è un bel mi dispiace? Cazzo di senso ha??? Si calmi: mi calmo!? Prendo la bottiglia di minerale dal comodino, e non so cosa mi spinge a tirarla contro il muro invece che addosso al dottor Kildare dei miei coglioni. Vabbè, in questo caso magari somiglia di più al dottor House. Probabilmente pure in mezzo alla nebbia ero arrivato a capire che lui non c'entrava nulla, e questo lo aveva salvato.

Eccomi dunque legato al letto come un salame, zeppo di sedativi. Eppure, la rabbia riesce a tenermi abbastanza sveglio da poter pensare com una certa coerenza.Galleggiavo sull'orlo della coscienza da x ore, quando mi rendo conto che c'è qualcuno al mio capezzale. Non lo conosco, e non so se dipenda dai sedativi oppure proprio non l'abbia mai visto in vita mia. Maschio, una quarantina d'anni, complessivamente caucasico, anche se il taglio degli occhi ha un che di orientaleggiante. Veste un completo nero, con cravatta in tinta, Anche capelli e occhi sono neri. 

Lo so, mi fa, ti stai chiedendo chi sono. Il mio nome non ha importanza. Di certo, sono un medico migliore di quelli che hanno cercato di curarti. Peraltro senza riuscirci, visto che non solo morirai, ma stai soffrendo moltissimo. Peraltro, il tuo non è solo un male fisico. Semplicemente, sei diverso da quello che credi di essere. Quello che sta accadendo a te è successo a molti altri. Per esempio, mi ricordo l'azteco Montezuma. Era un capo tribù saggio e buono, ma un giorno si trovò a patire il tuo stesso male. Perdite di liquidi, dolori inenarrabili, per mesi e mesi. Gli uomini della medicina non riuscivano a guarirlo, e neanche ad alleviare le sue sofferenze. 

Fu allora che andai da lui. Vedi, per natura sono un tipo che ama mettere alla prova quelli come voi, gli aspiranti al paradiso. Gli dissi quello che ora dico a te. Preferisci morire ed essere considerato santo, o vivere, e perdere la tua santità? 

Voglio essere sincero, ci sono state molte persone che hanno scelto di perdere la vita piuttosto che accordarsi con me. Nel caso specifico andò diversamente, e fu un buon affare per entrambi. Montezume divenne imperatore degli aztechi. Dispotico, sanguinario, insomma, un pessimo elemento. Ma alla fine, la gente non si aspetta certo nulla di diverso da un imperatore. Adesso, tu hai la stessa scelta, Se rifiuti la mia offerta, morirai, ma è probabile che diventi santo. Se la accetti, vivrai, e sarai potente, ma il tuo potere farà inevitabilmente soffrire migliaia di persone. E' una sfida, una scelta tutta tua. 

Che devo dirti, carissimo? In quel momento stavo ormai nel tunnel. E mi rendevo conto con grandissima angoscia che in fondo non si intravvedeva alcuna luce. Non ero santo, non lo ero mai stato, non lo sarei statNono mai. Nonostante tutta la mia buona volontà, ero appunto soltanto buono, ma umano, e avevo paura di morire. Così feci la mia scelta.

Il messaggio finiva qui, lasciando al lettore qualsiasi interpretazione, come in certi racconti dell'età vittoriana. La mia rabbia era completamente svanita. Adesso capivo tutto il dramma del mio amico. Potevo soltanto augurargli di ritrovare la strada, un giorno.

  

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