Davide Di LucaOnline  

INVIDIA

 

 

 

Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere. Sono uno coi piedi per terra, io. Non ho mai dato credito a queste storie. Eppure in quel momento non potevo più negare. Mi stava di fronte, forse un po' sbiadito, ma era senz'altro lui. Tutt'ora non mi capacito di come avesse potuto altrimenti arrivare nella mia cella. Eravamo in un carcere di massima sicurezza, cristo. Io poi ero considerato pericoloso, e quindi mi trovavo in isolamento. Nessun vivente avrebbe potuto arrivare fin lì, a meno di essere il mio avvocato. Eppure.  

Io, che volete, davanti a un avvenimento di questo tipo ho cercato di mantenere un minimo di contegno. Anche se ad essere sinceri me la stavo facendo abbondantemente sotto. 

"Non mi dire.. sei venuto a tirarmi i piedi vita natural durante?"

Lui non cambiò neanche espressione. Oddio, non che la mutasse di frequente neppure da vivo, ma adesso aveva devvero il muso di marmo. Magari all'altro mondo non c'era gran movimento. 

"Secondo me hai letto troppe storie di fantasmi - disse alla fine - No, no, niente di tutto questo. Sai, dove sono adesso ce ne importa assai poco di sciocchezze come la vendetta. Però sono ugualmente curioso. Mi spiegheresti perchè l'hai fatto?"

Avete presente quando un'istante sembra durare un'eternità? Mi scattò un automatismo, e rividi tutta la scena. 

Lo avevo seguito e osservato per mesi e mesi. Certo, mi aveva favorito il fatto che era noto, ma non troppo. Di conseguenza, non era troppo difficile da raggiungere. Stava in un normalissimo appartamento condominiale, e non in qualche megavilla con eserciti di cani e allarmi da fantascienza. Così lo aspettai una sera, e quando fui certo che era solo, gli sparai quattro colpi, mentre era voltato, mirando alla nuca. Andò giù che pareva un pupazzo. Mi diedi subito alla fuga, ovviamente. Ma non avevo pensato che oggi come oggi le telecamere sono ovunque.  Così, una settimana dopo, saranno state le sei e dispari del mattino, mi ritrovai la casa piena di poliziotti. Così a occhio saranno stati una decina. Evidentemente mi ritenevano davvero pericoloso, perchè mi furono tutti addosso prima che potessi rendermi conto. Il tempo di svegliarmi del tutto, ed ero al sicuro dietro le sbarre.

"Che fai, ti sei incantato?"

Ottimo, pensai: abbiamo pure un fantasma con il senso dell'umorismo.

"E' che ancora non mi rendo ben conto di quel che è successo."

"Nemmeno del perchè lo hai fatto?"

"No no, quello lo so benissimo. Ero invidioso."

"Invidioso di me? E perchè mai?"

"Perché non riuscivo ad essere come te."

"Non capisco."

Io allora parlai. Non lo avevo fatto, perlomeno non avevo parlato di questo  nè con gli inquirenti nè con i giudicanti. Davanti a loro veramente non avevo detto molto, anche su consiglio del mio avvocato. Secondo lui meno aria davo ai denti meglio era, magari ci scappava una seminfermità mentale. Ma davanti a lui non potevo fare a meno di tirar fuori tutto.

Il punto è che mi era mancato il tempo. Leggevo le opere di quello che sarebbe diventato la mia vittima, e mi rendevo conto di quante delle mie giornate erano finite nel cesso. Passate a preoccuparmi del lavoro, dei colleghi, del governo e della situazione dell'economia, perdendo di vista quello che davvero contava per me: gli studi letterari.  

Il risultato di tutto questo è che mi ritrovai a leggere provando un'invidia sempre maggiore per gli autori, in particolare nei confronti della mia futura vittima. Era come se dalle pagine mi balzassero incontro quantità insopportabili di nozioni. Avevo la netta sensazione che questo tizio avesse visto letto e sentito tutto. Dannazione, come aveva fatto? Sembrava disponesse di cento, mille vite anzichè una. Io non ce l'avrei mai fatta: perchè? Tutto questo era profondamente ingiusto. 

Da quel momento non ero stato più bene. Mi capitava sempre più spesso di sentire una vocina. Dapprima lontana lontana. Poi cominciò ad occupare una porzione sempre più ampia della mia mente. Finché la morte di quello che ormai consideravo il mio nemico divenne un'idea fissa.  

"E così - sospirò lo scrittore - hai pensato che magari se mi toglievi di mezzo la vocina si sarebbe zittita."

"Era un'idea, sì."

"Peccato. Sai perchè? Io non sono il mostro di natura che pensi. Anche a me era venuto in mente di togliere di mezzo qualcuno che pareva più in gamba di me. Sai a che conclusione sono arrivato? Avrei passato quel tempo in modo decisamente migliore. Ad esempio, a sforzarmi di migliorare me stesso, senza paragonarmi troppo ad altri."

Un pugno in faccia mi avrebbe fatto meno male. Era verissimo, cazzo. Perché non ci avevo pensato? Per un periodo buttato via, avrei potuto adoperare meglio il presente. Dio mio, cosa avevo combinato? No, aspetta, ferma tutto. D'accordo, poteva parere un po' tardi, ma meglio che mai. Si poteva ancora fare, e l'avrei fatto. Ne sarei uscito. Il bello era che potevo cominciare subito, in quel preciso momento. Deciso: non avrei perso un solo istante. 

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