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Come ho cambiato idea sui gatti
Il momento decisivo fu quando Molly pretese di salire sulla tastiera del computer. Molly è una gatta persiana, dal pelo completamente bianco. In realtà appartiene a mia sorella, che abita due piani sotto di noi. Ci è stata, diciamo così, affidata quando si ebbe il sospetto che il suo pelo causasse delle allergie a una delle mie due nipotine.
A onor del vero, fino ad un certo punto della mia vita i gatti non li avevo avuti granché simpatici. Le cose erano cambiate quando la mia famiglia aveva acquistato un piccolo appezzamento di terreno fuori città, e un paio di gatti si erano resi necessari, se non altro per cacciare i topi. I primi tempi, io e loro ci eravamo guardati, scusate il gioco di parole, in cagnesco. Poi, come spesso succede, a forza di convivere si comincia anche non volendo ad entrare in confidenza l'uno con l'altro. Gradualmente, dalla paura folle di essere graffiato arrivai a prenderli in braccio, e loro dopo un po' si lasciavano fare veramente di tutto.
Dunque, quando Molly arrivò in casa nostra non ero del tutto digiuno di psicologia felina. O perlomeno, avevo una certa competenza circa i procedimenti mentali di un gatto in ambiente aperto. Ben presto mi sono reso conto che in un appartamento le cose funzionavano in modo ben diverso. Del resto, come vi sentireste voi a stare chiusi tutto il giorno in un appartamento?
E fosse solo questo! Mettiamo che non vi interessi granché il computer, e nemmeno la tv. Non sapete leggere, e per colmo di sventura non potete neanche farvi un panino, dal momento che siete sprovvisti di pollice opponibile. Non vi rimane che girovagare per casa, appisolandovi di quando in quando nei posti più disparati. e poi mangiare, fare i vostri bisogni e leccarvi le zampette quando serve. Converrete che le opzioni sono di gran lunga ridotte rispetto a quelle che ha a sua disposizione un gatto campagnolo, che se gli va può cacciare un
pochettino. Era comprensibile che Molly mostrasse di tanto in tanto dei segni d'inquietudine, e che da brava gatta volesse ficcare il suo musetto un po' dappertutto in casa.
Qui cascava l'asino. Era stato infatti decretato che alcuni luoghi fossero
off limits per lei. Per esempio, il bagno e la camera da letto dei miei genitori. Che poi, com'è normale, dal momento che erano proibiti esercitavano su Molly un fascino anche maggiore. Potevi contarci: ogni volta che per qualsiasi motivo socchiudevi la porta di una delle due stanze, lei era lì pronta a fiondarcisi dentro.
Un altro dei posti che le era precluso era perlappunto la tastiera del computer. Se vogliamo ragionare in termini animali, quel territorio era esclusivamente mio. Per lungo tempo questo non era stato un problema, perché Molly aveva avuto centinaia di posti da esplorare. Poi però, inesorabilmente, venne il momento. Fu un avvicinamento progressivo, quasi senza parere, un passettino alla volta, finché...oplà! Mi ritrovo un profilo gattesco stagliato sullo sfondo del monitor, mentre dalle casse esce una sequela di campanellini di errore per via dei tasti pestati a casaccio dalle morbide zampette.
A questo punto si scatenò una battaglia furibonda. Io che afferravo la micia di peso, portandomela in braccio fino all'altra estremità della casa. E lei che, zampettando zampettando, ritornava infine ad oscurarmi la visuale, scatenando reazioni scomposte nel computer. Inutile dire che i rapporti si fecero piuttosto tesi. Poi però, volli tentare, diciamo, un esperimento: cosa sarebbe successo se l'avessi lasciata fare?
La volta successiva non mi opposi. Una volta conquistata la posizione senza che nessuno la contrastasse, Molly rimase per un po' lì ritta sulle zampe, a gustarsi il suo trionfo, poi scese dalla scrivania, e tornò ad accoccolarsi nella sua cestina. Evidentemente la trovava più comoda.
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