Davide Di LucaOnline  

Una giornata come tante

 

 

 

"Davvero non capisco come tu possa rimanere impassibile."

Per un attimo, Giorgio sembrò non aver neanche sentito. Poi ammainò il giornale, di colpo. Ilona stava di fronte a lui, con le mani sui fianchi tipo anfora etrusca, lo sguardo da basilisco. Lui la guardò per un secondo e tre decimi esatti. Poi considerò le valigie per un tempo più o meno identico. 

"Cambierebbe qualcosa se mi mettessi a piangere chiedendoti di restare?"

"No - ammise lei - non cambierebbe nulla. Ma almeno adesso potevi darmi un segnale di vita. Proprio non vuoi farmi pensare nemmeno per un secondo che ti sia mai importato di me?"

"Importarmi di te..." Giorgio voltò lo sguardo, secondo tutte le apparenze per seguire le acrobazie del pulviscolo. "Certo che mi importa di te. Ti faccio notare che sei tu che vai via, non io che ti scaccio."

"Ecco, nemmeno adesso ti prendi le tue responsabilità. Davvero non vuoi cambiare. Siete tutti uguali."

"Belle frasi. Le hai trovate nei cioccolatini?"

"Come... come fai a dirmi cose del genere?"

"Te le dico, perchè, bimba mia, stai facendo tutto da sola. Te la suoni e te la canti. Non ti ho mai nascosto nulla, e mi hai preso per quello che sono, nel bene e nel male. Lo stesso io con te. Fino a un certo punto ci siamo rispettati, oltre che volerci bene. Adesso hai deciso che non è più così, mentre per me non è cambiato molto..."

Un colpo di tacco sul pavimento. "Ecco! Appunto! Non è cambiato nulla. E' proprio questo il problema. Sempre le solite cose, giorno dopo giorno. Alzarsi, andare a lavorare, stare dietro ai bambini, riordinare la casa, e a letto. Il giorno dopo si ricomincia. Certo, ogni tanto andiamo a cena fuori, o facciamo un viaggio, ma poi non c'è altro." E qui un torcersi di mani.

Giorgio depose il giornale sul bracciolo della poltrona. 

"Ma, insomma, posso chiederti una buona volta che cosa ti aspettavi?"

"Cosa mi aspettavo!? Che tu fossi un altro tipo d'uomo. Non so, che tu scalassi una montagna per cogliermi una stella alpina. Che mi portassi in moto a Capo Nord. Che...che... Insomma, con te i giorni sono tutti uguali. Nessuna sorpresa. "

"Mi rendo conto: non sono esattamente quello che cercavi. Però, scusami se te lo dico, non puoi farmene una colpa. Non è che sono cambiato dopo: sono sempre stato così, e non ho fatto nulla per nasconderlo. Anzi, semmai ho sempre cercato di adeguarmi..."

"Adeguarti!? Per te andare un paio di volte in palestra e poi mollare tutto vuol dire adeguarti?? Mi fai rabbia. Con le capacità che hai..."

"Può darsi. Ma non me ne importa. Se, come dici, sto sprecando dei talenti, è una mia libera scelta. Per me la tranquillità è più importante che scalare l'Himalaya. Se per te è un difetto così grande da rendere impossibile stare insieme, me ne dispiace. Ti voglio bene, ma davvero non so più che farci. Tu vuoi andartene, e io non posso far niente per fermarti. Devo pensare che è una giornata come tante. Che domani ricomincerò. Che altro posso fare?"
Un lungo istante di silenzio. Poi, Ilona prese una valigia di qua, una di là, e si avviò verso la porta. Quando fu sulla soglia, si voltò verso Giorgio. 

"Lo sai? Anche se non posso più stare con te, ti voglio bene lo stesso."

"Lo so", rispose lui. 

La guardò andarsene. E per molto tempo ancora lasciò il giornale sul bracciolo.                 

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