Davide Di LucaOnline  

I fantasmi di Palazzo Boileau

"Hai portato tutto?"

Messa così, sembrava che dovessimo avere con noi chissà quale equipaggiamento. In realtà il 'tutto' in 
questione si riduceva a una torcia a testa e qualche genere di conforto tipo merendine, panini, un paio di 
bottiglie di aranciata da litro e mezzo. Non sapevamo quanto sarebbe durata la missione, e magari potevamo 
essere colti da qualche languorino.

"Sì, sì, non ti preoccupare."

Lo scopo della sortita era chiarissimo. Dovevamo verificare le voci secondo le quali la notte nel palazzo "ci 
si sentiva". Insomma, l'augusto edificio sembrava frequentato da fantasmi. 
In realtà, finora le testimonianze 
erano piuttosto vaghe. Tre o quattro persone, passando di lì a tarda ora, avevano notato dei bagliori 
attraverso le finestre. Ma per noialtri tanto bastava. In quel momento non c'erano esami in vista, e ci si 
offriva la possibilità di passare la serata in modo diverso dal solito. Ragion per cui la proposta fu approvata 
all'unanimità.

Avevamo studiato un piano per giorni. Il primo obiettivo era entrare nella facoltà di notte. Provarci dal 
portone principale non era neppure lontanamente concepibile. C'erano di mezzo tre serrature robuste assai, ed 
eravamo assolutamente decisi a non aggiungere l'aggravante dello scasso alla violazione di domicilio. 
Venne 
scartata quasi subito anche l'idea di entrare da qualche finestra. Anche quelle del pianterreno erano piuttosto 
alte, circa uno e settanta da terra. A parte l'eventualità di cadere e farsi seriamente del male, era possibile 
che ci notasse qualcuno - tipo una pattuglia della polizia.

Insomma, dato che oltretutto la faccenda non era urgentissima, ci prendemmo tutto il tempo per valutare il da 
farsi. Alla fine, a forza di girare intorno all'edificio, scovammo una porticina sul retro, seminascosta dai 
rampicanti e ormai quasi completamente arrugginita. Molto probabile che nessuno ricordasse più che esisteva. 
Oltretutto, con nostra grande gioia, avevamo constatato che la serratura era aperta,il che semplificava di 
parecchio le cose. 
Insomma, era arrivato il momento di fare sul serio. 
Così, eccoci che ci aggiriamo nei corridoi, le torce 
oscurate con dei cerotti. Sembra quasi di sentire la colonna sonora. Per un bel po' non accadde nulla. Poi, 
saranno state le tre, le quattro, ecco che un bagliore filtra da sotto una porta.
Lo studio del prof di 
filologia ispanica. Ci arriviamo quatti quatti, ma prima ancora che raggiungiamo la stanza rimaniamo 
sbalorditi.

"Ragazzi, non statevene lì, sulla soglia. Entrate, entrate. "

Sono le nostre orecchie che malfunzionano, o è proprio la voce dell'insigne docente quella che stiamo sentendo?
E' proprio lui, non c'è il minimo dubbio. Se ne sta seduto dietro la sua scrivania, e l'unica stranezza, forse, 
è perlappunto il bagliore verde che lo circonda.
m Alla fine, uno di noi trova il coraggio di aprire bocca.

"Ma professore, lei lavora anche di notte?"

Lui si mette a ridere. "Ma no, ma no, benedetti ragazzi. Anzi, io non sono neanche qui.
"
"Ma come...?"

"Tranquilli, adesso vi spiego. Io non sono *esattamente* il professore. Sono una parte di lui, un cantuccio 
della sua mente che spesso rimane qui. Il resto è a casa che dorme. Diciamo che io sto qui per lavorare ad 
un'idea che lui si troverà in testa al risveglio. E non ci sono soltanto io. Se andate in giro, troverete 
cantucci di mente di altri professori, ma anche di studenti, anche degli anni passati. Per non parlare del 
bidello. Voi siete passati dal retro e non lo avete visto, ma lui è sempre lì, ogni notte."ù

Conversammo con lui ancora un po' prima di lasciarlo al suo lavoro. Per quella sera di emozioni ce n'erano 
state a sufficienza. Era tempo di tornare a casa, e magari spedire anche noi qualche cantuccio di noi ad 
aggirarsi per la facoltà.

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