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Emeroteca  


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Per Nedo Pelagatti, l'incarico più gradevole che poteva affidargli l'Impresa era fare le pulizie nell'emeroteca di Via del Toro. Tanto per cominciare, l'edificio in sè era un piacere per la vista. La sua architettura lo riportava ad un periodo storico di cui era follemente innamorato perlomeno dalle elementari. La passione era poi rimasta per tutto il corso degli studi, tanto che per la sua tesi di laurea in lettere aveva scelto come soggetto l'edizione livornese dell' "Encyclopedie". Erano venute fuori seicento paginate di fervore erudito. 

Ma adesso, su, saliamo le scale, che l'Impresa non lo pagava certamente per riempirsi di cultura. Nessun problema: sapeva bene che c'era la sera dopo cena per coltivare la sua passione per lo studio del Settecento, per inabissarsi in quei tempi in cui tutto doveva ancora accadere, le idee ribollivano e tutti sembravano viaggiare avanti e indietro per l'Europa e zone limitrofe. Non di solo pane, con quel che segue. Ormai aveva imparato a fare tutto in modo assolutamemte meccanico. Salire rampa con carrello. Posare il medesimo sulla soglia. Estrarre chiave numero 23 da tasca sinistra di pantaloni. Aprire portone con succitata chiave usando mano sinistra. Infilarsi di profilo come egiziani in vano di porta. Usare mano destra per accendere interruttore generale. Spostarsi di cinque centimetri a destra per attivare luci sala lettura...

Qui, però, ecco che qualcosa si inceppa. Fu una di quelle volte che in testa ti si accende una spia rossa. Ti rendi conto che ci sono degli elementi fuori posto, ma ti ci vuole un po' per focalizzare esattamente quali. Ecco cos'era: un disordine assurdo sui tavoli di lettura, pieni di giornali e riviste, tutto buttato all'aria. Il resto però era a posto. Tutto molto strano. Di solito i bibliotecari rassettavano tutto prima di andarsene. Lui non aveva la minima idea di come fare. Vabbè, avrebbe impilato tutto secondo i formati. Poi, un bel biglietto un po' incazzoso su come aveva trovato la stanza, ricordando s lorsignori che non poteva certamente fare anche il loro lavoro. 

Probabilmente ne sarebbe nata una questione. Era più o meno sempre così, quando si trattava di stabilire chi aveva la responsabilità di cosa. Francamente, ne avrebbe fatto volentieri a meno. Ma sicuramente l'Impresa non sarebbe passata sopra al suo attardarsi cinque minuti di troppo, e una giustificazione seria faceva comodo. Insomma. meglio mettere le mani avanti. Antipatico ma necessario.

Completato il primo salone, fu il momento di passare al secondo. E fu qui che Nedo Pelagatti ebbe la seconda e più grande sorpresa della mattinata. Anche qui c'erano riviste e giornali sparpagliati per ogni dove. Ma oltre a ciò, il terzo tavolo contando dall'entrata era occupato da una persona. La testa appoggiata sul tavolo. pareva che dormisse. Strano: era vestita piuttosto bene. Non sembrava il tipo del barbone.

"Signore!? Mi scusi... Signore!?"

Macchè. O dormiva della grossa, o...

O. Guardando meglio, infatti, il brav'uomo si accorse di una grossa gora rossastra sul pavimento. Anzi, ad esser precisi, il sangue stava ancora gocciolando da tre graziosi fori nell'addome, nella zona tra il cuore e lo stomaco. 

Pelagatti ripassò velocemente quello che ricordava di qualche poliziesco visto alla tivù.

Prima di tutto, non doveva assolutamente toccare nulla. C'era il rischio di inquinare le prove. Telefonare subito al 113, ecco che cosa ci voleva. Però, curioso: cosa ci faceva quell'uomo in emeroteca di notte? Quali fatti stava cercando di mettere insieme consultando tutto quel materiale? Chi lo aveva ucciso, e perchè? E tutti e due, come avevano fatto ad entrare, visto che la serratura non mostrava segni di effrazione?

Un bel mal di testa agli inquirenti non glielo avrebbe levato nessuno.

  

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