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Robinson Crusoe, di Daniel DeFoe



Questo è uno di quei libri che lo leggi da ragazzino in edizioni talmente semplificate da diventare stravolte. Lo riprendi in mano da adulto, e ti rendi conto di come l'originale sia in effetti un'altra cosa. Un uomo va per mare, nonostante il parere contrario di suo padre, naufraga su un'isola e, non sapendo se e quando verrà soccorso, comincia a ricreare per quanto possibile l'ambiente da cui proviene, utilizzando tutto quello che riesce a salvare dalla nave o che trova sull'isola.



Insomma, un vero e proprio inno alla capacità umana di adattarsi e sbrogliare le matasse più intricate. Del resto, siamo in un'epoca e in una nazione (il '700, in Inghilterra) in cui era ferrea la convinzione che il progresso avrebbe portato quello che veniva definito "the greatest good for the greatest number" ("il meglio per il più grande numero di persone possibile"). Con il passare del tempo, le opinioni su quanto sopra si sono fatte un tantino variegate. Ma è indubbio, secondo me, che Robinson raggiunge un obiettivi assai interessante: una volta naufragato, non solo rimane vivo, ma se la cava anche piuttosto bene. Se poi appena incontra un altro essere umano (Venerdì) cerca subito di sottometterlo, glielo possiamo perdonare. L'uomo è sempre perfettibile. E al tempo di Defoe, si riteneva che il margine fosse ancora piuttosto ampio. 

Libri

Robinson Crusoe nell'edizione dei Grandi Libri Garzanti

Robinson Crusoe con Cd Audio

 

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