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Questo è uno di quei libri che lo leggi da ragazzino in edizioni
talmente semplificate da diventare stravolte. Lo riprendi in mano da
adulto, e ti rendi conto di come l'originale sia in effetti un'altra
cosa. Un uomo va per mare, nonostante il parere contrario di suo
padre, naufraga su un'isola e, non sapendo se e quando verrà
soccorso, comincia a ricreare per quanto possibile l'ambiente da cui
proviene, utilizzando tutto quello che riesce a salvare dalla nave o
che trova sull'isola.
Insomma, un vero e proprio inno alla capacità umana di adattarsi e
sbrogliare le matasse più intricate. Del resto, siamo in un'epoca e
in una nazione (il '700, in Inghilterra) in cui era ferrea la
convinzione che il progresso avrebbe portato quello che veniva
definito "the greatest good for the greatest number"
("il meglio per il più grande numero di persone
possibile"). Con il passare del tempo, le opinioni su quanto
sopra si sono fatte un tantino variegate. Ma è indubbio, secondo me,
che Robinson raggiunge un obiettivi assai interessante: una volta
naufragato, non solo rimane vivo, ma se la cava anche piuttosto bene.
Se poi appena incontra un altro essere umano (Venerdì) cerca subito
di sottometterlo, glielo possiamo perdonare. L'uomo è sempre
perfettibile. E al tempo di Defoe, si riteneva che il margine fosse
ancora piuttosto ampio.
Libri
Robinson
Crusoe nell'edizione dei Grandi Libri Garzanti
Robinson
Crusoe con Cd Audio
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