Davide Di LucaOnline  

DELITTO SULLA SCOGLIERA

VI

 

                    La mattinata poteva definirsi ideale. Sereno, con appena qualche nuvoletta č un po' di brezza. Quindi, nč troppo freddo nč troppo caldo, nč troppo luminoso nč troppo buio. Il lungomare era impregnato degli odori di piante delle pių svariate specie, che li lanciavano in aria in una gara a far sapere che erano vive.

                    E comunque, anche se il meteo non fosse stato cosė generoso, Saverio si sarebbe sentito ugualmente contento. Perchč quel giorno aveva realizzato un sogno, incarnato in un quattrozampe che era stato battezzato con l'altisonante nome di Napoleone. Il bastardino sembrava sapere cosa significasse chiamarsi cosė, e camminava impettito innanzi al padrone, spingendosi fin lā dove glielo consentiva il guinzaglio. Giusto per dare l'impressione di essere un tipo indipendente. In realtā avrebbe dato la vita per colui che lo accudiva. Saverio lo guardava compiaciuto. Fin da quando era giovane, lo aveva sempre sentito dire che i cani sanno voler bene anche meglio delle persone. E adesso che aveva passato l'ottantina, ne era pienamente convinto. Una relazione cosė intensa non l'aveva avuta nč con sua moglie, nč con alcuno dei suoi figli. Si trattava di qualcosa di molto diverso. Probabilmente gl anni a venire, pochi o tanti, sarebbero stati i migliori della sua vita. 

                    Mentre Saverio si beava di questi dorati pensieri, il caso volle che lui e Napoleone incrociassero la strada di Tiziano, che stava facendo jogging. Il corridore, che onestamente stava con la testa tutta da un'altra parte, fortunatamente ebbe abbastanza prontezza di riflessi e di spirito da non inciampare in Napoleone. Tuttavia, l'affronto c'era stato ugualmente: fanculo, per evitare questo merdoso sacco di pulci ho dovuto rallentare.

                    Successe tutto in un attimo. Napoleone fu raggiunto da una poderosa pedata che gli fece descrivere nell'aere un grazioso arco di un centinaio di metri di diametro. Piombō sull'asfalto con un tonfo che lo fece sembrare dieci volte pių pesante di quello che era. Non emise neppure l'accenno di un guaito. Rimase semplicemente lė, immobile. Tiziano fece un gesto con la mano come per sottolineare il fanculo di cui sopra, e riprese la sua corsa. Adesso gli toccavano dieci minuti di pių, cazzarola.

                    Saverio stava ancora lė in piedi, immobile, come se volesse imitare Napoleone. L'unico segno di vita era un leggero tremolio del labbro superiore.

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