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DELITTO SULLA SCOGLIERA - PARTE SECONDA

V

 

 

 

"Lei, non mi pare di conoscerla?"

Vabbè, pensò Saverio, ma non ci puoi rompere le scatole a questa maniera. Mica mi sono imbucato a un matrimonio. E' un funerale, questo. E non sono certo qui per piacer mio. Poi però si disse: alla fine questo fa solo per parlare un po'. Era capitato anche a lui in occasioni simili. Serve a scaricare un minimo quella fitta allo stomaco. Si vedeva che il tipo stava soffrendo. Semmai, gli rimaneva oscuro come si potesse sentire la mancanza di un essere come quello. Tuttavia, non voleva essere sgarbato. Non era colpa del tipo se lui era lì più che altro per assicurarsi che il defunto fosse schiattato sul serio e, diciamolo, anche un po' per godere della sua dipartita. Oltre che per avere contezza dell'efficacia dei suoi riti, ovviamente.

"Sono solo un conoscente. Le nostre frequentazioni sono state, come dire... sporadiche ma intense."

 

"Era davvero una brava persona, il caro Tiziano. Lo sa? Eravamo molto diversi. Lui sempre preso con i soldi, lo sport, le donne, un campione sempre, in tutto. Io invece ho sempre preferito una vita ritirata, a studiare filosofia. Eppure eravamo amici. Tante di quelle volte ci siamo trovati al bar, e per ore e ore parlavamo di metafisica. Lui non ne capiva niente, magari neanche gli interessava. Però mi stava a sentire. Era l'unico. E ora..."

"E ora?"

"Non sarà più lo stesso."

"Ma scusi, a lei che importa. I suoi studi..."

"Non era male avere un pubblico."

"Capisco."

Camminarono fianco a fianco per un po', guardando per terra. In lontananza, la sirena di qualche mezzo di soccorso-emergenza. Ambulanza, polizia, pompieri, chissà.

"Ma lei invece come l'ha conosciuto?"

"Le dirò, è una cosa alquanto complicata. Pensavo di averlo visto per la prima volta il giorno in cui mi ammazzò il cane con una pedata. Invece..."

"Tiziano!?"

"Sì, proprio lui."

"Ma non sarebbe mai stato capace..."

"Forse in genere no. Si vede che invece quel giorno, in quella specifica situazione... ma dicevo, pensavo di averlo visto allora per la prima volta. Invece, qualche anno prima, era stato il ragazzo di mia figlia. Per la precisione, fu l'ultimo... Mi ci è voluto un po' per mettere insieme i pezzi. Mia figlia era con lui, quando accadde la disgrazia."

"Cioè?"

Saverio guardò ancora di più per terra. "Pare che scivolò e cadde giù dagli scogli. Non ci fu molto da fare, il corpo venne ritrovato svariati giorni dopo. Ci volle l'esame del Dna per stabilire che era proprio lei."

"Ma..."

"No, non è sicuro che sia stato lui a spingerla. Ma non c'è nemmeno certezza del contrario. E del resto, secondo tutte le evidenze, quel giorno erano entrambi sotto effetto di un misto di cose."

"Non so davvero che dire..."

"Io, invece, ho saputo che fare."

"Eh?"

"Non importa, non importa, adesso va tutto bene."

"Ma non avrà..."

"Chi può dirlo, amico mio, chi può dirlo."

Il corteo proseguì fino al cimitero senza che i due si scambiassero più una parola. Né si salutarono una volta arrivati. Del resto, fu una cosa lunghetta, dal momento che ci saranno state un migliaio di persone. Quando il feretro fu calato nella fossa, a Saverio venne in mente un cerchio. Poi andò a casa, si sprofondò nel divano, accese la televisione. C'era una che raccontava di come si era rifatta le tette.

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