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DELITTO SULLA SCOGLIERA - PARTE SECONDA

III

 

 

 

Al momento di posare la penna, Federica si stupì di quanto aveva scritto. Quando aveva cominciato, si era detta che sarebbe stato complicato raccontare, e ancora di più rivivere quello che era successo. In effetti, iniziare aveva richiesto uno sforzo non indifferente. Poi aveva dovuto buttare le prime pagine. A un certo punto infatti si era resa conto che stava girando intorno al nocciolo della questione. Soprattutto, evitava di riconoscere che la storia con Mario, come la maggior parte delle vicende umane, cambiava significato a seconda del punto in cui si decideva di interrompere il racconto. In ogni caso, volendo, ci sarebbe potuto essere un controfinale che ribaltava il messaggio che veniva fuori dal racconto.

Ma non finiva qui. La storia cambiava anche, completamente, a seconda del punto di vista. Stava succedendo esattamente come aveva detto Gabriele. Sforzandosi un po', riusciva a captare i pensieri delle persone. Naturalmente ne aveva approfittato subito per cercare di sintonizzarsi su Mario. La sua parte umana, come la chiamava Gabriele, voleva assolutamente capire come stavano le cose. O, male che andasse, acquisire qualche dato in più.


 

Sì, perché quando Mario l'aveva lasciata così di punto in bianco non è che Federica avesse capito molto bene il motivo per cui era finita. Lui l'aveva semplicemente chiamata puttana, e se n'era andato. Lei da parte sua aveva fatto spallucce, pensando: che cretino.

Punto. Non c'era stato altro, almeno non subito. Dopotutto, che cosa pretendeva quel deficiente? Che davvero, col fatto che andavano a letto insieme da sei mesi lei avrebbe rinunciato ad altre esperienze? Del resto, anche lui era libero di averne. Non poteva pretendere di diventare suo signore e padrone, come nel medioevo. Ci sarebbe mancato altro.

Poi, per quanto riguarda quelle due striscette di polvere, anche lì non aveva capito bene la reazione. Cosa c'era di male nel volersi tenere un po' su di tono? Aveva provato a spiegarglielo, che in posti tipo Bolivia e Colombia era come respirare. Lui non aveva voluto neanche provare.

Poi... poi era successo quello che era successo. Aveva conosciuto Tiziano. Bello quanto bastardo, e proprio per questo... Con lui sì che era tutta vita. Si rendeva perfettamente conto del fatto che probabilmente non gliene importava un bel nulla di lei, ma d'altra parte non era quello che le serviva. Lei voleva soprattutto essere presa per quello che era, senza se e senza ma. Era così difficile?

Stavano insieme da quasi sei mesi quella volta che litigarono ferocemente sulla scogliera. Ce la portava spesso. Trovava molto eccitante farlo in mezzo ai cespugli. E anche a lei non dispiaceva tornare un po' ragazzina. Quel giorno però c'era tensione. Non ricordava bene com'era andata, erano tutt'e due sicuramente sotto effetto di qualcosa. Di certo erano volate parole grosse, c'erano stati sganassoni e pedate. A un certo punto tutto era diventato nero e umido, per un tempo indefinito. Alla fine si era ritrovata in una stanza piena di colonne di marmo, con il pavimento che sembrava il tabellone della dama. Era qui che aveva visto Gabriele per la prima volta. Fu lui a chiarirle le idee dicendole subito, senza mezzi termini, che il suo corpo era rimasto da un'altra parte.

 

Di colpo, Federica comprese pienamente cosa volesse dire. Era come se avesse lasciato sul foglio ogni legame con quello che era stato. Non si poteva tornare indietro. Come era successo a Beatrice con Dante, anche Mario avrebbe finito per dimenticarla. Anche lui sarebbe arrivato prima o poi, questo era sicuro. Ma niente sarebbe stato come prima. Come minimo, avrebbe dovuto ricominciare da capo. Sempre se anche lei, con il passare del tempo, non avrebbe dimenticato di essere stata una donna, innamorata di un uomo di nome Mario. Tutto inizia, si svolge e finisce. Magari poi ricomincia, ma di questo non ci sono garanzie.

"Merda," pensò. E posò la penna sul tavolo.

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