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Home>Romanzi>Delitto sulla Scogliera>Parte Prima, Capitolo 25 DELITTO SULLA SCOGLIERA |
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XXV
Saverio stava alla finestra, le mani sul davanzale, e guardava un punto lontano. Lo aiutava a riflettere. Pare che ci sia un nesso: più lontano guardi, più profondi sono i pensieri. E poi, poteva permetterselo: uno dei pochi vantaggi del suo appartamento era che nulla impediva la vista, ma proprio nulla, fino alla curvatura terrestre.
Doveva essere una cosa veloce. Tempo un anno, massimo un anno e mezzo, l'intera zona avrebbe cambiato volto. Invece, nel più inaspettato dei modi, l'affare cominciò a complicarsi maledettamente. In realtà, almeno all'inizio non si trattava di problemi enormi, presi singolarmente. Spariva qualche attrezzo, un muratore subiva una distorsione a un piede e stava a casa per un bel po', mancava un timbro su un permesso del Comune, e non si poteva mettere perché l'unico impiegato autorizzato era in maternità... Questo tipo di fastidi. Certo, che si presentassero tutti insieme sfidava un tantino le leggi della statistica. Comunque, sia pure a rilento, i lavori procedevano. La situazione infine ebbe una svolta: un bel giorno Paolo Cerniera, presidente e amministratore unico della Cerniera & Asola Costruzioni Srl stava portando a spasso il suo pitbull Adolf sulla Passeggiata Centrale, quando la signora Catelli Maria, vedova Pestalozzi, di venerandi anni 87, si mise a dissetare i suoi gerani, e inavvertitamente urtò uno dei vasi in cui dimoravano gli ornamentali fiorellini. Il succitato vaso, dopo un momento in cui era sembrato incerto sul da farsi, optò per inclinarsi fino ad oltrepassare il bordo della vaschetta, e per soprannumero anche quello del davanzale. Per la legge di gravità, dal sesto piano venne inesorabilmente attratto verso il punto più basso possibile. Che però nel caso specifico, prima che il manto stradale fu la capoccia del Cerniera, centrato in pieno. Fu una lotta a chi era più duro. Lotta che non vide vincitori, perché si fracassarono entrambi. Vaso e capoccia. Il geranio sopravvisse, mentre non si poté dire lo stesso del Cerniera. Soccorrere l'ormai ex costruttore non fu facile. Adolf aveva gli occhi iniettati di sangue e la bava alla bocca. Per togliere di mezzo quel demonio in spoglie canine fu necessario l'intervento di una pattuglia di nerborute forze dell'ordine, nonché di un veterinario munito di fucile sparasiringhe. Vani i soccorsi per il Cerniera, che tirò il calzino poco dopo al Fatebenefratelli, dove era giunto in codice rosso. ll fatale incidente non potè rimanere senza conseguenze per il progetto immobiliare. La Cerniera & Asola, infatti, era stata incaricata dalla Lavori Macchinosi S.a.p.A, che a sua volta era fiduciaria della Cresi & Danarosi Luxembourg Ghmb Skg Ppp che agiva su incarico della Asian Martian Fraudulent Fund, vera ispiratrice del Centro Polifunzionale Tubi & Cementi. Insomma, si poneva il problema abbastanza impellente di sostituirlo. Sarebbe stata una cosa da poco, che poteva portare via una quindicina di giorni, ma in quel lasso di tempo scoppiò un casino di proporzioni galattiche, legato a talune cartolarizzazioni di mutui subprime che erano stati ficcati a forza dentro fondi di fondi di fondi di fondi e via discorrendo per una ventina di inscatolamenti e impacchettamenti successivi. Il bello è che questi fondi di fondi eccetera erano stati appiccicati tipo enciclopedie dei bei tempi a famiglie di ceto medio-basso, convinte a riversarci dentro tutti i propri risparmi. Il ciclone che ne conseguì spazzò via non solo la Lavori Macchinosi e la Cresi & Danarosi, ma anche la stessa Asian Martian Fraudulent. La morale: proprio quella mattina Saverio aveva letto sul giornale che sul terreno di fronte a casa sua, almeno per una decina d'anni, non si sarebbe più costruito un bel nulla. Ora, contando che lui di anni ne aveva 85, era tutto ciò che gli serviva per avere la vista libera finché gli fosse servita. Fece un sospiro di soddisfazione, bello lungo. La sua vita sarebbe stata molto più piacevole d'ora in poi. Però, rimaneva ancora una cosa da fare. Saverio si recò in quella che era stata la cameretta di sua figlia, poi un ripostiglio. Qui, su un tavolino rotondo, c'era la sua creazione. Nella circonferenza, con del gesso bianco, aveva inscritto un pentagono. Esattamente al centro, stava un foglio di carta. C'era disegnata una casina, di quelle che fanno i bimbi delle elementari. Sotto la casina, c'era scritto TUBI & CEMENTI. Ma soprattutto, in corrispondenza del centro esatto della casina, c'era un coltello da arrosto piantato sulla superficie del tavolo. Saverio lo osservò un attimo, si grattò la testa. Poi afferrò il coltello e lo estrasse. Quindi prese il foglio, ne fece una pallottola. Infine, con un dito, cancellò il pentagono. Ora sì, che poteva bere il suo caffellatte in santa pace.
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