Davide Di LucaOnline  

DELITTO SULLA SCOGLIERA

XXIII

 

 

 

"Davvero non ti capisco. Ma chi te lo fa fare?"

Mentre diceva questo, Gabriele non guardava in faccia Federica. Fissava piuttosto un punto indefinito. Ammesso naturalmente che per lui la nozione di punto avesse ancora un significato. Dopo tutto quel tempo passato "lì"... ops, stiamo di nuovo ragionando in termini umani.

"Come sarebbe a dire chi me lo fa fare? Voglio fare pace con lui."

Gabriele si allungò sulla sedia. "Sei ancora troppo umana. Me ne rendo conto. Ti avevo risposto, ma non mi hai sentito. Per comunicare con te è ancora necessario che mi cali in questa tua... rappresentazione. Devi ancora pensare che siamo in quello che tu chiami il mio ufficio. Quando la smetterai? Devo dirtelo, sei un caso davvero difficile. Di solito arrivate qui, e d'accordo, siete un po' spaesati. Poi però vi rendete conto che il tempo per noi non ha più importanza. Lo vediamo passare, ma non ha potere su di noi. Anche lui arriverà qui, come tutti, e per noi non sarà cambiato nulla. Oggi, domani, fra mille anni... è lo stesso, quando non hai più un corpo che puoi perdere da un momento all'altro. Quello che mi stupisce è che provi ancora delle emozioni, anche senza sistema limbico."

"Questo non lo so nemmeno io, e francamente non mi pongo il problema. So solo che non posso aspettare. Non ho altro pensiero che che parlare con lui, dirgli che l'ho sempre amato, che tutto quel che è successo, alla fine è stato un enorme equivoco."

"Che ne dici di cominciare dall'inizio?"

"Cioè?"

"Intendo... raccontare la storia di com'è andata."

"E che senso avrebbe?"

Gabriele si lasciò scappare un sorriso. "Per certi versi ti senti ancora umana. E se non sbaglio gli umani usano raccontarsi delle storie per capire meglio il significato di alcuni aspetti della realtà. Usare delle parole può ancora essere un buon modo per capire quello che senti."

 

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