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DELITTO SULLA SCOGLIERA |
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XXII
Di colpo, Coen si ritrovò appoggiato al muro di cinta interno di un cortile. Non si respirava per il caldo e l'umido. Inoltre, doveva, che so io, aver camminato per chilometri, perchè era zuppo di sudore, tutto appiccicato. Per giunta, e vattelappesca perchè, con l'idea di dover scappare il più velocemente possibile, ma di non poterlo fare. Anzi, proprio non poteva muoversi.
Mentre pensava questo, nel cortile comparve quello che sembrava un plotone di soldati con il suo bravo comandante. Solo che a guardarli bene si trattava di ragazzi, in abiti civili. Anche il comandante era in borghese, e a giudicare dall'aspetto doveva essere di poco più anziano della truppa. Il silenzio era totale. Sembrava di avere le orecchie piene di ovatta. "Uoooooo- uo- uo- uoooooo!", fece improvvisamente il comandante. "Uoooooo- uo- uo- uoooooo!", fu la risposta della truppa. "Pooo- po- po- ro- po- pooo- poo!" "Pooo- po- po- ro- po- pooo- poo!" "Uo- uo- poppò- roppò- roppò" "Uo- uo- poppò- roppò- roppò" "Ià- ià- ià- iaià -iaià -iaià" "Ià- ià- ià- iaià -iaià -iaià" Ma che diamine stanno combinando questi, si chiese Coen. Dopo qualche istante capì. Anche lui stava andando dietro a quella cantilena. E il bello era che sembrava fosse un altro a parlare. I suoni gli uscivano dalla bocca senza che lui lo avesse deciso. L'istante successivo tutto divenne molto confuso, e infine fu il buio. |
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