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DELITTO SULLA SCOGLIERA |
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XXI
Tiziano non sapeva più come trovare sollievo dal freddo. Sui termosifoni ci si potevano tranquillamente cuocere le uova. Si era imbacuccato con mezzo guardaroba, ma non c'era verso. E del resto, una parte di lui si rendeva conto che si poteva fare ben poco, dal momento che quel gelo veniva da dentro più che da fuori. Non era questo, comunque, che lo sconvolgeva di più. Lo mandava ai matti, semmai, che non si riuscisse a capire quale accidenti di malattia avesse. Era abituato a concepire il mondo come un posto dove ogni domanda aveva la sua brava risposta. Due più due fa pur sempre quattro. E la scienza, poi! Prendi un oggetto qualsiasi, complesso quanto ti pare. Dovrà pur essere fatto di elementi più semplici. E se questi non sono elementari, si potrà dividerli ancora. E così via, finchè non avremo in mano la struttura stessa dell'oggetto, lo potremo smontare e rimontare a piacimento.
Di ciò, era sempre stato fermissimamente convinto. E invece! Da quando era cominciata questa perfida malattia, aveva consultato dottori su dottori. Tutti, senza eccezione, gli avevano piantato una faccia attonita. Il più onesto aveva allargato le braccia. "Somiglia alla leucemia. Però..." E quanta impotenza in quel però. L'unica certezza: il sangue gli stava andando in acqua. E fosse stato solo per questo, pazienza. L'uomo è nato per lottare, e anche questa era lotta. Ci sarebbe mancato altro. Uno che di fronte allo specchio del bagno teneva appeso il ritratto di Nietzsche... La Tipa con la falce non avrebbe certamente, per dir così, avuto vita facile con lui. Questo però non voleva dire che non fosse cambiato nulla. Per la prima volta si rendeva conto di non essere indistruttibile come credeva. E di essere rimasto solo. Certo, anche lui era d'accordo che la vita doveva continuare. Non c'era alternativa: chi è forte usa la sua forza, e chi è debole o soccombe o usa tutta la forza che ha. Tuttavia... Dannazzione, ebbene sì: gli mancavano le arrampicate su per le montagne, le epiche notti di battaglie erotiche, il senso di potere in azienda nel decidere chi doveva stare dentro e chi fuori. Certo, avrebbe continuato a lottare come si doveva, ma ci sarebbe voluto più tempo del previsto
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