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DELITTO SULLA SCOGLIERA |
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XVII
Con il primo mensile della disoccupazione, Coen si era fatto un regalo: la collezione completa di telefilm di "Star Trek". Intanto, quelli della serie classica. Per le altre stagioni, magari, avrebbe provveduto più in là. Intanto veniva esaudito questo suo piccolo grande sogno. Probabilmente aveva appena l'età delle ragione quando aveva vissuto la prima avventura insieme a Kirk e compagni. Alle medie lui e un gruppo di ragazzi di classe sua erano diventati una sorta di cover-band dell'equipaggio dell'Enterprise. In particolare c'era un ragazzone lungo lungo, magro magro, palliduccio, che inesorabilmente era stato soprannominato Spock. Molti dei ragazzi del gruppo, poi, si trovavano a fare i compiti insieme. Era molto produttivo per tutti, perchè "Spock" aveva una peculiare capacità di di fare in modo che prima venisse il dovere e poi il piacere.
Quest'ultimo consisteva essenzialmente nel formare una sorta di club il cui compito era quello di costruire un'astronave vera. Non so se avete presente questi circoli di gentiluomini inglesi dell'Ottocento, il Phileas Fogg del "Giro del mondo in 80 giorni". Si trattava esattamente di una cosa del genere. Anzichè mettersi a giocare a pallone, si tuffavano sui libri di fisica. Diciamoci la verità, però. Costruire un'astronave si era rivelata un'impresa un po' ardua. Principalmente per la faccenda dei motori a curvatura. D'accordo, il concetto di iperspazio era abbastanza chiaro. Ma lo era molto meno come spingere un veicolo alla velocità della luce e oltre usando l'unico carburante a disposizione. Vale a dire, la miscela per motorini. Di quei tempi, a Coen era rimasta la passione per la fantascienza e per la matematica. La prima, come abbiamo visto, lo aveva portato a collezionare dvd. Quanto alla seconda, continuò ad affascinarlo nonostante non ci capisse un emerito nulla, o forse proprio per quello. A un certo punto, gli venne la smania di prendere una seconda laurea, in economia. Il caso volle che uno dei primi esami fosse la cosiddetta matematica generale. Generale questo paio di cosiddetti. Coen spese mattinate intere nella biblioteca della facoltà, immerso in teoria degli insiemi, limiti, derivate, integrali, e chi più ne ha più ne metta. Questo non impedì che al momento di fare lo scritto il testo dell'esercizio gli sembrasse scritto in arabo. E questo non una sola volta, bensì quattordici. Coen non si prese la briga di verificare, ma doveva trattarsi del record della pista. Tuttavia, la goccia che fece traboccare il vaso fu lo scritto di Ragioneria 1. I bilanci lo appassionavano da sempre, ma naturalmente una cosa era la passione, un'altra la pratica. a un certo punto Coen si ritrovò perso tra dare, avere, attivi e passivi, ammortamenti e li mortacci sua e de Pippo. Riconsegnato il compito con su una serie di scarabocchi, Coen filò diritto in segreteria a firmare la rinuncia agli studi. Forse era meglio continuare sì ad appassionarsi alla materia, ma senza l'assillo di un tassametro che girava. Nel tempo, tutta la vita di Coen aveva un po' preso questa caratteristica. Da certe sue esperienze del recente passato, aveva mantenuto l'abitudine di fissarsi degli obiettivi, anche ambiziosi, perchè no. Ma erano ormai passati i tempi in cui se la prendeva se non riusciva a raggiungerli. Da un po' di tempo, peraltro, andava riflettendo su un meccanismo molto particolare. D'accordo, c'erano obiettivi raggiunti, altri che si realizzavano per metà, e altri ancora che andavano a ramengo, o addirittura ti lasciavano con l'amaro in bocca. Eppure, anche da quelli imparavi qualcosa, anzi, soprattutto da quelli. Ti rimaneva qualcosa che a prima vista pareva un tassello scompagnato, ma che nel tempo aveva una sua bizzarra tendenza ad unirsi con altri tasselli scompagnati, formando un quadro assolutamente comprensibile. Insomma, sembrava proprio che ne valesse sempre e comunque la pena. |
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