Davide Di LucaOnline  

DELITTO SULLA SCOGLIERA

XVI

 

 

 

Tiziano si domandò quale scala di valori potessero avere quelli che fanno le carte. Voglio dire, è noto che con questo mestiere si fanno un sacco e una sporta di soldi. Ora, cosa fa in genere chi è ben messo? Non si contenta certo di goderseli lui, deve farlo sapere in giro. Si mette addosso vestiti ed accessori per dieci-quindici stipendi di operaio. Si compra una macchina che ne costa un centinaio. Ma soprattutto mette su un loft o al limite un maxiappartamento dove ogni dettaglio letteralmente urla che lì ci abita una persona di successo. Questi, invece, non si sa se per le tasse o per una questione di immagine, facevano l’esatto contrario.

La tipa, per esempio, gliel’avevano presentata come un vero dio nel suo campo. Eppure stava in un tugurio, una costruzione bassa, bislunga, all’estremo limite tra periferia cittadina e campagna. Sulla facciata, l’intonaco era ormai un lontano ricordo. E’ vero, c’è anche chi ama i mattoni a vista, ma qui era diverso. Si vedeva che l’effetto dipendeva dall’incuria, e non dalla mano di qualche esperto di arredamento. E l’incuria sicuramente era uno dei peccati mortali, insieme all’essere calvi o grassi o - dio ce ne scampi - al sudare, specie sotto le ascelle. L’androne e le scale non smentivano questa impressione, così come del resto l’ingresso della casa. Quest’ultimo presentava inoltre una catastrofica puzza di broccoli, mista ad odore di sporcizia almeno decennale. Un effluvio che ebbe il potere, per alcuni secondi, di trasportare Tiziano fuori dal suo corpo.

Venne riscosso dal ringhio di un cane terranova nero, enorme, mezzo spelacchiaro, che lo fissava con due occhi per nulla rassicuranti. Che sapesse? “C’è… C’è qualcuno!?” A quel punto - solamente a quel punto - in fondo al corridoio si sentì uno scricchiolio, seguito dal suono di una voce che poteva ben essere quella della strega di Biancaneve.

“Buono Lucifero, a cuccia.”

Il bestio smise di ringhiare e si accovacciò a terra. Nel frattempo si cominciò ad udire un ticchettio cadenzato. Dopo un tempo che a Tiziano parve lunghissimo, dall’oscurità emerse una donnina alta si e no uno e cinquanta. Sul suo viso, tracce di pelle tra una ruga e l’altra. “La prego di voler scusare il mio cucciolo.” Nonostante fosse notevolmente curva, alzò la testa quel tanto che bastava per guardare Tiziano negli occhi. ” Si sa come sono fatti gli animali, - aggiunse - quello che pensano, esprimono. Non sono come noi, che abbiamo sviluppato la sottile arte di dire una cosa mentre ce ne passa per la testa un’altra. Del resto - aggiunse sedendosi lentamente per non irritare la sciatica - il mio Lucifero è particolarmente sensibile agli odori. Ogni persona ne emana di differenti a sconda dello stato d’animo. E’ proprio così che i cani si rendono conto di quando abbiamo paura: la annusano. Lo sappiamo fare anche noi, solo che non teniamo in gran conto questa capacità. Lui, poi. è molto bravo a percepire l’odore della stronzaggine. Non che ci voglia molto, visto che lei ne emana in quantità industriale.”

“Ma io…” stava per replicare Tiziano. Solo che il suo sguardo incrociò quello del bestio, accucciato in un angolo buio. Nell’oscurità i suoi occhi erano ancora più luminescenti. La sua salivazione si azzerò, impedendogli di aggiungere altro.

La donnina cominciò a mescolare le carte. “Lo so cosa stava per dirmi. Che non è colpa sua se è diventato uno stronzo. Ha avuto un’infanzia difficile. Padre assente e manesco quando c’era, made alcoolizzata che non disdegnava qualche viaggetto con sostanze varie. E lei finiva sempre per essere, come dire, un elemento di disturbo nei loro affarucci. Già già. E quindi, seguo sempre il suo ragionamento, poichè è stato trattato male lei, dovevano soffrire anche gli altri. Un bel modo per sistemare le cose, noh?”

Tiziano forse avrebbe voluto dire qualcosa, ma la lingua era incollata al palato. “Allora te lo dico chiaro e tondo, bello mio. Si, è vero, Lucifero ha letto nella tua mente, e non gli è piaciuta granchè la tua impresa con il suo collega. Del resto, la paura che provi non è altro che la naturale conseguenza del male che hai fatto. Non importano le giustificazioni. Da sempre, il male non può portare che altro male, e poi ancora ed ancora, senza fine. So anche che vuoi salvarti da tutto questo. La buona notizia è che ci puoi riuscire. Basta che smetti di vendicarti sugli altri per il male che ti è stato fatto. Cerca piuttosto di rendere felici gli altri. Fino ad allora, bello mio, il tuo destino è quello di sentirti sempre più impaurito.”

 

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