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XIV
“Esse est percipi.”
“Eh?”
Per Tiziano questa frase di Valerio fu come una secchiata d’acqua gelida. In realtà, dentro la sua testa stava rivivendo l’attimo in cui aveva mandato a quel paese lo psicologo del cacchio. Son tutti bravi a fare i moralisti. Certo che aveva fatto qualche stronzata. Come tutti. Avrebbe voluto vedere lui, se non aveva mai sniffato, o non si era mai concesso qualche scopata di gruppo… Ecco quello che ci sarebbe voluto: stargli appresso per un po’ e al momento giusto… swish! Una bella ripresa col telefonino mentre cavalca una minorenne, o ancora meglio un minorenne. Il tutto seguito da uno sputtanamento tramite upload su internet, con tanto di nome e cognome.
”Pensa a un concetto apparentemente molto semplice come quello di realtà. - riprese Valerio - Una data situazione viene vista in modo diverso da diverse persone. Se c’è un incidente, per quanti testimoni tu possa trovare, è probabile che ognuno dia una versione differente. Senza contare un altro fatto: la stessa materia, che pure ci pare solida e dotata di forma e colore, secondo tutte le evidenze è fatta di particelle che invece non sono solide, e non hanno nè forma nè colore. E quindi, che cosa è veramente reale? Il fatto che le forme e i colori non esistono, o ciò che noi percepiamo interpretando insiemi più o meno vasti di particelle?”
Tiziano si astenne dal rispondere, e del resto sapeva che Valerio non si attendeva una risposta, o quantomeno non se la aspettava da lui. L’amicizia è davvero una cosa stranissima. Valerio girava con una vecchissime bicicletta. Non si faceva più di una doccia al giorno. Sapeva per certo che era messo molto bene a soldi, eppure non era mai riuscito a trascinarlo in qualcuno dei posti giusti per divertirsi come si deve. Semmai, il denaro lo spendeva per comprare dei libri che erano pesanti solo a tenerli in mano, figuriamoci a leggerli. Con tutto ciò, passare un paio d’ore a sentirlo sparare stronzate era il miglior stimolo a godersi la vita con la dovuta leggerezza.
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