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XI
Sembra facile dire: si volta pagina. Con l'avanzare dell'età, è come se quella pagina diventasse sempre più pesante da sollevare. Forse è perchè la nostra memoria è ormai talmente carica di esperienze che facciamo fatica a liberarcene. Senza contare, riflettè Coen, che viviamo in un mondo dove dopo i trentacinque è la morte civile. Per carità, chi sgancia il quattrino ha tutto il diritto di assumere chi vuole lui. Viva la libertà e, diciamolo, viva anche la massimizzazione del profitto. Però... nulla, via! Erano ragionamenti del cavolo. C'era da risparmiare energie per togliersi dagli impicci.
Pensiero laterale, questo ci voleva. Era il momento di mettere a frutto tutti i quattrini che si era speso tra corsi e controcorsi, con un bel po' di brainstorming.
La tecnica in sè era abbastanza semplice. Volendo, bastavano un foglio e una penna. Poi, si comincia a scrivere in modo il più possibile rapido e fluviale, buttando giù anche le idee più assurde. Anzi, più sembravano fuori dalle righe, più potevano rivelarsi utili.
Ad essere sinceri, la prima volta che aveva sentito parlare di questa tecnica gli era parsa una tavanata galattica. Da buon nativo dal segno della Vergine, era portato a diffidare di tutto quello che, per un verso o per un altro, aveva alcunchè di miracolistico, o comunque esulava da quella che Coen chiamava "la realtà". Si trattava di un posto dove sostanzialmente non esistono i miracoli, non ci si può aspettare moltissimo rispetto alle cose come stanno, ed ogni minimo risultato lo si otteneva necessariamente con sforzi immani.
Tuttavia, Coen non era un Vergine puro. Era ascendente Scorpione, e sempre lì, nella prima casa, si ritrovava Marte. Inoltre, era da notare anche la presenza di Giove in Leone in casa decima. Naturalmente ci se ne può anche strafregare dell'astrologia. Fatto sta che qualcosa dentro di lui spinse Coen quantomeno a provare questa tecnica con un certo impegno. L'impressione che ebbe fu quella di un ingranaggio arrugginito che stride un po', ma si rimette in moto, sia pure con un po' di difficoltà. Da allora, ogni volta che si sentiva in un impasse, si faceva questa specie di spremuta di cervello.
Anche stavolta i risultati furono niente male. Di idee ce ne erano almeno una cinquantina, di cui dieci-dodici gli parevano buone già di primo acchito. Naturalmente non si poteva sapere quali si sarebbero sviluppate e quali no, ma di certo il fatto di avere numerose possibilità attenuava l'ansia. Dormirci sopra, poi, avrebbe fornito il necessario distacco per cominciare a concretizzare qualcuno di questi progetti. Così, visto che tra l'altro erano ormai le due di notte, Coen spense la luce e se ne andò a letto. rimandando ogni cosa all'indomani. O per meglio dire, a qualche ora dopo.
Come gli accadeva in genere, Coen si addormentò piuttosto rapidamente. Quando subentrò il sonno Rem, si ritrovò sbalzato all'indietro di diversi anni. Per la precisione dal 2008 al Natale del 1985. Si trovava al bancone del bar di una discoteca, con in mano due coche. Sapeva bene quel che stava per accadere. Proprio quel pomeriggio si era messo con Federica. Che infatti stava esattamente cinque metri di fronte a lui, seduta su uno dei divanetti.
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