IL BUCO |
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Insomma, mi aveva mollato lì. La sera provai a vedere se la rintracciavo in qualche modo su Internet, ma anchè lì ero stato bloccato, escluso, raus. Certo, uno ci rimane male lì per lì, poi la vita continua. Mi sarei rimesso in caccia. Però devo ammettere che su questa storia ci facevo un affidamento diverso rispetto alle altre mie solite.
Voglio dire, con le altre era più o meno come mangiare un panino quando hai fame, o andare in bagno. Con lei invece mi ero sentito parecchio strano. In genere incontravo una persona, ci cenavo, poi vai con la nottata di sesso, con la precisa intenzione di non rivedere più la mia partner. Qui invece eravamo usciti di parecchio dal seminato. Quella mi era proprio entrata in testa. E a quanto pareva ero pure ricambiato. Ma c'era di più. Questa nuova relazione era stata capace di cambiare radicalmente la mia filosofia. Fino ad allora avevo vissuto un po' alla giornata. Non che fossi un nichilista, questo no. Avevo il mio lavoro, una vita abbastanza normale, ma sinceramente ormai non mi aspettavo più di tanto. Invece adesso mi capitava di ritrovarmi a fare dei progetti. Insomma, mi avete capito, trovare casa, metter su famiglia, cose di questo tipo. Lo so: era incredibile, avevo proprio perso la testa. E il bello era che trovavo fantastico tutto questo. In ufficio, un collega mi chiese che trattamento stessi facendo: mi erano praticamente scomparse le rughe. Di certo mi sentivo al top della forma. E fu sempre meglio, finché una sera, un'oretta prima di vederci, il mio cellulare fece bip, segnalando l'arrivo di un messaggio. Mi sono stancata, non cercarmi più. Adios. Un medico più impietosito che compiacente mi stese un certificato di quindici giorni. Diagnosi: esaurimento nervoso. E del resto, anche se fosse venuta la visita fiscale, non avrebbe certo potuto dubitare che fosse vero. Tempo un paio di giorni, le rughe si erano rifatte vive con gli interessi, con l'aggiunta di qualche capello bianco. Ma questo sarebbe stato il meno. Mi pareva di essere un tubetto di dentifricio pronto da buttar via. Questo, come dicevo, sarà durato un paio di settimane. Poi, in definitiva, ho ripreso il mio tran-tran. Almeno in apparenza, perché c'è in me una consapevolezza nuova. Ho cominciato a pensare che tutti rischiamo da un momento all'altro di cadere dentro un buco. Un posto stretto, oscuro, dove finiamo per ripiegarci su noi stessi, e dove se non stiamo attenti possiamo perderci. Può essere la droga, l'alcool, o il semplice essere abbandonati quando pensi di essere sulla soglia di qualcosa di meraviglioso. Il sentirsi talmente umiliati da pensare di non meritarselo. Quando capita di caderci, è vitale sapere che se ne può uscire. |
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