![]() N@ture and Wellness |
Associazioni | Riviste e Libri | I Nostri Esperti |
|
Spesso
può capitare di trovarsi di fronte a ragazze che, nonostante siano
sottopeso, lamentano la grossezza del corpo nella sua totalità o di alcune
parti di esso, come le gambe, il sedere o la pancia. Nel
caso dell'anoressia, il problema
del corpo “sentito” come troppo grasso viene affrontato adottando
strategie volte alla perdita del peso corporeo, a partire dalla decisione
di intraprendere una dieta. I
comportamenti di compenso adottati (come i lassativi, i diuretici e
l’esercizio fisico intenso) si prefiggono il medesimo obiettivo:
perdere peso con la speranza di “sentirsi” meglio con il proprio
corpo. Purtroppo simili strategie non rappresentano mai una
soluzione efficace. Rischiano anzi di innescare un processo di
intensificazione della percezione dismorfofobica del corpo accentuando
sempre di più la fissazione sui temi del “corpo” e del “peso”. La restrizione alimentare non rappresenta mai quindi una strategia efficace. Avviene anzi paradossalmente che le pazienti giudichino il corpo progressivamente in maniera ancora più negativa e che l’avversione per esso aumenti con il diminuire del peso. Come
detto in precedenza, molte pazienti sanno di non essere grasse bensì hanno
la sensazione di esserlo. Molti
genitori si trovano di fronte ad una situazione che non sanno come gestire
quando osservano i propri figli preoccuparsi così drasticamente del peso e
delle forme corporee. Tutto
ciò conduce le persone affette da
anoressia
nervosa al timore di
esprimere i propri stati
d’animo e ad un isolamento dal quale diventa sempre più difficile uscire
con il passare del tempo. In
un contesto psicoterapeutico molte sono le tecniche finalizzate a
ristabilire un migliore livello di comunicazione tra il Sé e il
Corpo, a partire da semplici esercizi di rilassamento
che mettano le pazienti nella condizione di ristabilire un “dialogo” con
le parti di sé rifiutate. É
molto importante, ad esempio, riconoscere quali sono quelle
caratteristiche del proprio corpo che si apprezzano maggiormente, che ci
fanno star bene e alle quali prestiamo così poca attenzione come il colore
degli occhi, la forma delle mani, ecc.
Tutto
ciò potrebbe rappresentare un primo passo verso la possibilità di
ristabilire un dialogo interrotto non solo con il nostro corpo ma anche
con chi ci circonda, con le persone alle quali vogliamo bene, ed iniziare
così ad esprimere e a comunicare la sofferenza di tanti momenti vissuti in
solitudine. |